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Bufotenina

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Bufotenina
Formula di struttura della bufotenina
Formula di struttura della bufotenina
Modello molecolare
Modello molecolare
Nome IUPAC
5-idrossi-N N-dimetiltritamina
Abbreviazioni
5-OH-DMT
Nomi alternativi
N,N-dimetil-5-idrossitriptamina
3-(2-dimetilamminoetil)-1H-indol-5-olo />dimetilserotonina
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C12H16N2O
Massa molecolare (u) 204,2712
Numero CAS 487-93-4
Numero EINECS 207-667-9
PubChem 10257
DrugBank DB01445
SMILES
CN(C)CCC1=CNC2=C1C=C(C=C2)O
Proprietà chimico-fisiche
Temperatura di fusione 147 °C (384 K)
Temperatura di ebollizione 320 °C (593 K)
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
tossicità acuta
pericolo
Frasi H 301
Consigli P 301+310

La bufotenina (5-idrossi-N,N-dimetil-triptammina o più semplicemente 5-HO-DMT) è una triptamina dagli effetti psichedelici.

La bufotenina è stata isolata dalle seguenti specie animali e vegetali:

Il nome (che gli fu dato dal chimico austriaco Handovsky) deriva proprio da un genere di un rospo, il Bufo della famiglia dei bufonidae.

Può essere prodotta sinteticamente dalla serotonina, attraverso una reazione di dimetilazione (infatti la formula di struttura della bufotenina differisce da quella della serotonina per la presenza di due gruppi metilici, legati ad un atomo di azoto). Toshio Hoshino fu il primo a sintetizzare la bufotenina dalla serotonina, nel 1936.

Nella cultura popolare si è diffusa la leggenda urbana secondo cui in California sarebbe diffusa la moda di leccare i rospi del genere bufo, in modo da assumere la sostanza e l'altro alcaloide presente, il 5-MEO-DMT; in realtà l'estrazione è un procedimento complesso, che se effettuato in modo incauto può anche uccidere l'animale, tant'è che in alcune aree è messo a rischio da questa pratica, tanto più inutile dato che entrambe le sostanze sono ottenibili anche tramite sintesi .

Storia

La bufotenina fu per la prima volta sintetizzata a partire dalla serotonina da Toshio Hoshino e Kenya Shimodaira, nel 1935.. Solo successivamente fu isolata (e denominata) dalla pelle del rospo, dal chimico austriaco Handovsky presso l'Università di Praga, mentre la struttura della bufotenina fu confermata dal laboratorio di Heinrich Wieland a Monaco.

Alla fine degli anni Dieci, sull'onda della riscoperta in medicina degli psichedelici, anche la bufotenina è tornata all'attenzione degli occidentali come possibile cura per dipendenze e depressione ma gli studi sono ancora in una fase molto più embrionale rispetto a quelli su LSD e psilocibina.

Bibliografia

  • Aa.Vv., Rospi psichedelici, Nautilus 1995, ISBN 2563335058668

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